Riforma degli Istituti Tecnici Superiori, la Camera avvia l’esame

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Il PNRR ha previsto uno stanziamento di 1.500 milioni di euro a fondo perduto dal 2022 al 2026, per aumentare il numero degli iscritti e per potenziarne le strutture. Alessandro Mele: «Indispensabile non cadere nell’errore ideologico di creare modelli ideali che non accadono mai, ma partire da quello che c’è e che funziona e farlo crescere»

È iniziata ieri nell’Aula della Camera la discussione sulle linee generali del testo unificato delle proposte di legge per la ridefinizione della missione e dell’organizzazione del Sistema di Istruzione e formazione tecnica superiore, prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di un testo che nasce da sei distinte proposte parlamentari presentate nel corso della legislatura presente, che hanno trovato rilancio e un testo unificato a seguito del fatto che il PNRR ha previsto esplicitamente la riforma del sistema ITS e il loro rafforzamento (con l’obiettivo di ottenere in breve almeno il raddoppio del numero degli iscritti) come leva per lo sviluppo del Paese. Il relatore è Gabriele Toccafondi. Il PNRR per lo sviluppo degli ITS ha previsto uno stanziamento di 1.500 milioni di euro a fondo perduto dal 2022 al 2026, per aumentare il numero degli iscritti e per potenziarne le strutture.

Il sistema degli ITS-Istituti tecnici superiori è relativamente giovane, in quanto fa riferimento a una legge istitutiva che risale solo al 2008, ma a vedere i numeri funziona: l’80% dei diplomati ITS ha trovato lavoro a un anno dal diploma, il 92% degli occupati in un’area coerente con il percorso di studi, conferma il report di monitoraggio appena pubblicato da Indire. Il dato risulta particolarmente significativo perché riferito al 2020, anno di esplosione della crisi pandemica.

«Per questo motivo la proposta non rivoluziona il sistema, ma ha l’intenzione di migliorare il percorso. Il provvedimento che esaminiamo eleva a livello legislativo questa normativa, in parte riprendendola, in parte modificandola. Le principali novità sono l’introduzione di un sistema di accreditamento iniziale e periodico degli ITS, quale condizione per l’accesso al finanziamento pubblico, la revisione delle aree tecnologiche nelle quali operano gli ITS, la ridefinizione della governance degli istituti, la definizione dei requisiti dei docenti, il rafforzamento della spendibilità del titolo di studio, un percorso di orientamento strutturato e capillare e l’istituzione di un organismo preposto al coordinamento nazionale delle azioni per lo sviluppo del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore, il tutto con l’intesa delle regioni», ha detto il relatore. Gli ITS cambieranno anche nome, in quanto la proposta attribuisce loro il nome di accademie per l’istruzione tecnica superiore, abbreviato nella forma di “ITS Academy” e ciascuna di esse dovrà caratterizzarsi per il riferimento a una specifica area tecnologica. Almeno il 60 per cento dei docenti dovranno provenire dal mondo del lavoro, compresi enti di ricerca privati, e dovranno avere una specifica esperienza professionale in settori produttivi correlabili all’area tecnologica di riferimento delle fondazioni ITS. Gli ultimi articoli della proposta riguardano i percorsi IFTS, gli istituti di formazione tecnica superiore, che si occupano della formazione terziaria professionalizzante a ciclo breve e il loro raccordo con il sistema ITS.

«La ripartenza del Paese oggi ha bisogno di vincere la sfida delle competenze, e l’investimento del PNRR sugli ITS è una variabile strategica per raggiungere questo obiettivo», commenta Alessandro Mele, Presidente Associazione Rete Fondazioni ITS ITALIA (ITS ITALY), formalizzatasi nel 2018 per raggruppare le Fondazioni ITS Italiane e realizzare azioni di promozione e sviluppo per il sistema. «Il Recovery Plan – oltre all’investimento – prevede anche la riforma degli ITS per consolidare la crescita del sistema della formazione terziaria professionalizzante non accademica, nata finalmente in Italia dopo 60 anni di fallimenti. È urgente intervenire e non perdere questa storica occasione».

Questi i punti fermi secondo ITS ITALY: per moltiplicare il numero degli allievi occorre aumentare i corsi ma non le fondazioni. «Il sistema ITS, infatti, ha dimostrato la sua efficacia di sistema integrato con le imprese, flessibile, capace di innovazione didattica e orientato alla qualità, mediante la valutazione dei risultati e il sistema premiale a questa collegato». Secondo, l’incremento del numero degli allievi richiede investimenti infrastrutturali per dotare il sistema di adeguate sedi, laboratori e studentati, con un investimento decrescente in conto capitale per le strutture e crescente in conto gestione per i corsi. «Nella revisione normativa è indispensabile non cadere nell’errore ideologico di creare modelli ideali che non accadono mai, ma partire da quello che c’è e che funziona e farlo crescere. Auspichiamo una collaborazione istituzionale tra governo, parlamento e regioni per arrivare in tempi brevi ad un rafforzamento anche normativo del sistema ITS, che oggi è prevalentemente regolato da normativa di grado secondario».

Queste le principali priorità:

  1. Denominazione, se si cambia il nome mantenere acronimo ITS.
  2. Natura giuridica, flessibilità e libertà di azione privatistica sono una necessità: fattore di successo e di significativo contenimento dei costi rispetto a Scuola e Università.
  3. Governance Sistema, con una autonomia istituzionale compiuta. Una Direzione Generale ITS presso il ministero, un Diploma ITS ministeriale firmato direttamente dalla Fondazione. Più corsi, non più fondazioni.
  4. Governance Fondazioni, superare la riserva in giunta di scuola e ente locale, rendere facoltativa la partecipazione dell’ente pubblico per la costituzione.
  5. Finalità degli ITS, come hub della formazione anche Life Long Learning. Una identità 4.0, la non sovrapposizione degli IFTS con gli ITS.
  6. Requisiti organizzativi minimi: accreditamento e LEP.
  7. Sostenibilità, superamento del bando, meccanismi economici per la sostenibilità: apprendistato, incentivi alle imprese, autofinanziamento, compartecipazione alla spesa, etc. Fiscalità parificata a quella degli enti del Terzo settore.
  8. Mercato del lavoro, equiparazione a scuola e università per l’intermediazione.
  9. Riconoscimento titolo, riscatto pensionistico, accesso ai concorsi. Mantenere piena libertà di azione su V e VI livello europeo come già accade
  10. Crediti universitari, una eccezione e non una regola in quanto non rilevanti per un sistema finalizzato all’occupazione.
  11. Monitoraggio, sì alla premialità e alla qualità, con una necessaria manutenzione del sistema di monitoraggio rodato.

FONTE: vitainternational.media

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