Borse di studio e più peso alle imprese nei nuovi Its

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Pronte le modifiche al testo: 60% dei docenti dalle aziende, 35% delle ore di stage o tirocini e presidenza a un imprenditore.

Le imprese restano perno degli Its: la docenza dovrà arrivare «per almeno il 60% del monte ore complessivo» dal mondo del lavoro; stage e tirocini aziendale dovranno rappresentare «almeno il 35%» della durata del percorso, potranno essere svolti anche all’estero e sostenuti da adeguate borse di studio. E ancora: la presidenza della Fondazione che gestisce gli Its è, di norma, «espressione delle imprese fondatrici e partecipanti» (anche perché, come certifica il monitoraggio annuale Indire, quelli a guida imprenditoriale sono da sempre più performanti).No poi alla proliferazione delle Fondazioni, ma i nuovi, cospicui, fondi targati Pnrr (1,5 miliardi nei prossimi 5 anni) dovranno andare ad incrementare il numero di percorsi formativi, e quindi a vantaggio degli studenti (e non distribuiti a pioggia). Stop anche alla logica del bando annuale, i finanziamenti agli Istituti tecnici superiori avranno «carattere di stabilità» legati alla programmazione triennale dell’offerta formativa.

La riforma in dirittura d’arrivo

La commissione Istruzione del Senato, presieduta da Riccardo Nencini (che è anche relatore al testo Its)ha predisposto un pacchetto di modifiche alla riforma del Pnrr, già approvata all’unanimità alla Camera lo scorso luglio. Una volta ottenuto l’ok da palazzo Madama atteso subito dopo il voto del capo dello Stato, l’articolato dovrà ripassare a Montecitorio per l’ok finale, atteso per febbraio. «Un lavoro lungo ma fattivo – spiega Nencini -. Due mesi di incontri, audizioni, colloqui, coinvolgendo le due Camere, per licenziare, già dalla terza lettura, una legge nuova, più efficace con la definizione di obiettivi appetibili per gli studenti. Da un lato fermare il tasso di abbandono, dall’altro formare capitale umano in campi a elevata innovazione. Nel 2020 gli iscritti Its erano oltre 16mila, con la riforma a regime l’auspicio è raddoppiarli». Dopo il pressing di imprese, stakeholder e associazioni (con il vice presidente di Confindustria, Gianni Brugnoli, in prima linea nelle interlocuzioni con Parlamento e Governo) la riforma assume una connotazione un pò più solida: gli Its Academy (si chiameranno così per richiamare il ruolo dei centri di innovazione e di ricerca delle aziende) «saranno il fiore all’occhiello formativo nelle aree tecnologiche più rilevanti per la nostra manifattura made in Italy, e in linea con 4.0 e Pnrr – sottolinea Valentina Aprea (Fi) -. Si rafforza il diritto allo studio con borse ad hoc e residenze per gli studenti» (si riconosce anche un credito d’imposta per chi investe negli Its). E commenti positivi arrivano da tutto il Parlamento: dal Pd al M5S, fino ad Iv, che con l’ex sottosegretario, Gabriele Toccafondi, avverte: «Ora abbiamo norme e fondi che vanno spesi bene per i ragazzi».

«In Parlamento è stato fatto un gran lavoro supportato dal ministero dell’Istruzione – dichiara Cristina Grieco, consigliera del ministro Bianchi per i rapporti con le Regioni -. Abbiamo finalmente una legge quadro che rende gli istituti tecnici superiori una parte fondamentale della nostra formazione terziaria professionalizzante. Il prossimo passo è completare il rilancio di tutta l’istruzione tecnica professionale, e migliorare l’orientamento, il linea del Pnrr».

Il legame con il lavoro

Gli Its, che garantiscono un tasso occupazione medio post diploma del 90-100% in molte realtà, si confermano percorsi a doppia uscita: di durata biennale (4 semestri) o, in specifici casi triennale (6 semestri – sesto livello Eqf). La governance viene in parte snellita (ma si sta ragionando se inserire un coordinatore didattico proveniente dal mondo della scuola, con il rischio però di ingessare anzicché flessibilizzare) e viene confermata la quota del 30% calcolata su numero di diplomati e tasso di occupazione coerente con il percorso svolto dal ragazzo (anche qui, nel testo, c’è qualche rigidità, come il riferimento ai 24 mesi per monitorare il corso, meglio ritornare agli attuali 12 mesi). Si apre poi agli Its multiregionali e multisettoriali; e i rapporto con l’Università (per le passerelle) dovrà essere disciplinato con gli atenei (e con le Regioni). Per tutti e 18 provvedimenti attuativi è prevista l’intesa in Stato-Regioni.

Fonte: Sole 24 Ore Scuola 24

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