SCUOTTO: SNOBISMO INGIUSTIFICATO VERSO GLI ITS

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Uno dei problemi che attanaglia il comparto aziendale della Regione Campania è il pesante mismatch tra domanda e offerta. Sempre più aziende lamentano, di fatti, la difficoltà di reperire personale altamente qualificato, che sia in grado di usare le nuove tecnologie, quelle della cosiddetta industria 4.0, che per certi aspetti risultano già obsolete, dato l’incalzare della industria 5.0. Come fare a ridurre questo gap tremendamente penalizzante, soprattutto per le aziende che oggi non possono fare a meno di un impulso vocato alla digitalizzazione e alla innovazione dei processi? Così come avviene in altri stati europei- primo su tutti la Germania con le Fachhochschule- uno dei modelli vincenti per comprimere e ridurre drasticamente questo gap è senza dubbio la formazione post-diploma altamente professionalizzante, rappresentata in Italia unicamente dagli Istituti Tecnici Superiori.

Sebbene in Italia i risultati, fino ad oggi registrati, siano incontrovertibilmente positivi, con tassi di occupazione, a meno di un anno dal conseguimento del Diploma di Tecnico Superiore, che oscillano tra l’80 e il 90%, l’ecosistema dei 109 ITS presenti sul territorio, non ha goduto della gloria meritata. Risultano, purtroppo, molto lontani i risultati che si registrano, invece, in Germania o in Francia, in cui questo tipo di percorsi formativi gode di ottima fama e di particolare considerazione, sia dal lato della comunità che dal lato delle istituzioni.

In una intervista rilasciata al Sole 24 Ore, Bruno Scuotto, delegato della Cabina di regia per gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) per la Regione Campania, ha dichiarato che in Italia “ parliamo di decine di migliaia di iscritti contro le centinaia di migliaia in Germania dove per entrare in questo tipo di scuole ci sono selezioni stringenti come quelle che vediamo nelle università a numero chiuso, con la consapevolezza che chi esce da un Istituto del genere, appunto l’80%, è sicuro, al 100%, di trovare un buon lavoro. Noi purtroppo– continua Scuotto- abbiamo perso tempo con progetti come la buona- scuola o l’alternanza scuola-lavoro, che erano il sogno di emulare strumenti che funzionavano in altri paesi senza adattarli alle esigenze nostrane. Inoltre c’è una diversa percezione tra gli ITS tedeschi e quelli nostrani.”

Infatti, gli Istituti Tecnici Superiori presenti in Italia pagano lo scotto di un sistema di formazione concepito in modo troppo rigido e unidirezionale: scuole professionali o licei e università. Purtroppo, sottolinea Scuotto, anche la scelta del nome ha penalizzato l’impressione e la percezione degli ITS: “pensate solo all’impatto che ha un genitore che sta aiutando i figli a scegliere come proseguire il proprio percorso di studi. Si è sbagliato l’acronimo. Istituto Tecnico Superiore fa pensare a un altro genere di scuola. E c’è un certo snobismoPer questo c’è l’idea di cambiare il nome in Accademie del Lavoro”.  

In Campania esistono, ad oggi, 9 ITS tra i quali- evidenzia Scuotto- sussistono alcune sovrapposizioni nelle tematiche seguite. Esistono settori non coperti, nonostante le innegabili capacità. “È il caso– afferma il delegato della Cabina di regia per ITS campani- degli ITS sull’agroalimentare che è sempre più 4.0; o su tutto il mondo del digital. Un elemento presente nei vari ITS, certo in un universo in cui l’alta specializzazione la fa da padrone, non possono mancare dei professionisti in questo campo e si deve di certo fare qualcosa in tal senso“.  

Fonte: Il Sole 24 Ore

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